
martedì 23 marzo 2010
La matrice

Perimetri esistenziali... Chiesa, Scuola, Lavoro. Geometrie della Matrix che mantengono lo stato in ordine (cosmos) ed in quiete. Sistema in equilibrio, dove non c'è azione, ma solo reazione agli stimoli stabiliti. Pianificazione e valorizzazione di tutto l'arco dell'esistenza. Genealogia del senso e del non senso di tutte le cose. Coordinate di una soggettivazione già sottoposta a finitezza, nonchè contenitore di un divenire prevedibile e manipolabile. Sistema omeostatico che si compensa da sè sottoponendo sempre l'esistenza al dominio di tutti e tre o anche di solo uno dei fattori di imprinting. Come nel caso cala la Chiesa, vediamo salire l'istruzione (modo attuale) o nel caso siano meno le due, il tempo di lavoro riduce a se anche tutto il tempo di vita...
L'osservatore, ai margini del mondo, quanto dovrà urlare o su cosa potrà far leva per svegliare la moltitudine dalla Matrix ? Sostituire simboli con altri simboli è cosa nota all'uomo, ma sarà mai l'uomo simbolo di se stesso ? ...Instabile, imprevedibile, non lineare, il caos rischierà sempre di assomigliare più ad un inferno piuttosto che apparire come prima istanza di liberazione. E negli intrecci della storia e del destino quale ruolo potrebbe o dovrebbe assumere l'osservatore ? Quali equilibri sarebbe lecito spezzare e quali ripristinare ? Scende dalla montagna ed annuncia, come in passato o agisce nell'ombra ed in silenzio ? Conserva, restaura o distrugge ?
sabato 30 gennaio 2010
Attrito

L'attrito, la frizione è data dallo sfregamento delle forze in gioco, l'esserci come naturalità, come scoperta e sentita neutralità che cerca di definirsi e di definire, per quanto possibile, gli ambiti del suo passaggio ed i meccanismi sociopoliciti che cercano di imporre la loro matrice, definendo soggetto, andatura e percorsi. Ammorbidente e confortevole la mano che ci conduce nella rete delle convenzioni, e se la configurazione va a buon fine si riducono o scompaiono le possibilità di attrito. Più confortevole ed auspicabile, potremmo dire, una vita senza attriti o sporgenze, ma è proprio nella levigatezza che scompaiono definivamente quei sussulti disarmonici ed asimmetrici, i soli ad avvertirci della deficienza di quel componimento. L'attrito è individuazione e resistenza, invertire la rotta è lo stridere con il movimento del senso comune; irrequietezza che tende alla liberazione e che porta alla scintilla, alla scintilla della ribellione.
...E la ribellione trova in se stessa la propria giustificazione, indipendentemente dalla sua possibilità di modificare o meno lo stato di fatto che la determina. Non è solo la scintilla, ma la SCINTILLA nel vento che cerca la polveriera.
...E la ribellione trova in se stessa la propria giustificazione, indipendentemente dalla sua possibilità di modificare o meno lo stato di fatto che la determina. Non è solo la scintilla, ma la SCINTILLA nel vento che cerca la polveriera.
giovedì 21 gennaio 2010
giovedì 31 dicembre 2009
Il proposito
Analisi, critica e riconoscimento dello stato attuale delle cose. Localizzazione all'interno della manipolazione e dei giochi di verità determinati. Decostruzione ed imprescindibile passaggio, durante il percorso di desoggettivazione, attraverso una fase di anarchia. Resistenza al divenire dialettico che porterebbe ad una risoggettivazione quale prodotto della congiuntura delle forze sociali, ma soprattutto economiche. Per spezzare il meccanismo scontato ed inevitabile, tra la fase di decostruzione e ricostruzione, l'anello mancante è l'insurrezione. E dopo l'analisi, la critica, il riconoscimento....la scelta.
martedì 29 dicembre 2009
lunedì 14 dicembre 2009
La tensione che riedifica
Solo chi ha gustato la libertà, può capire il desiderio di trovare dovunque analogia con essa, di estenderla a tutto l'universo. Chi non perviene alla filosofia per questa via, segue gli altri e fa semplicemente ciò che essi fanno; senza sentire perché lo fanno.
(F.W.J. Schelling, Ricerche filosofiche sull'essenza della libertà umana)
mercoledì 11 novembre 2009
Questione di coscienza
Possiamo definirla ancora coscienza di classe, svincolandola tuttavia dal rigido riferimento alla sola classe operaia alla quale la memoria è solita ricondurci, quella che si propone nuovamente come il fulcro di possibilità latenti.
Come affermava Giorgy Lukas," solo il proletariato può divenire cosciente delle contraddizioni della società capitalistica, perché nel proletariato questa coscienza è la condizione della sua emancipazione, desiderio dell'eliminazone di questa contraddizione e dell'intaurazione della società senza classi; mentre la borghesia, per sopravvivere, non può che mascherare la contraddizione e costruire una falsa coscienza della realtà. Nel proletariato si realizza quindi il punto di vista universale dell'uomo, cioé la realtà sociale giunge alla vera coscienza di sè".
Ora, consiredando quanto il senso comune abbia, volente o nolente, accettato i dogmi del regnante neoliberismo, sembra opportuno sostituire due termini per rendere più chiara l'importanza dell'affermazione. Al proletariato (per quanto alla definizione si associ, e più marcatamente che in passato, la quasi totalità dei salariati) sostituiremo il termine moltitudine precaria, l'insieme della forza lavoro non più identificabile in modo univoco ed omogeneo e caratterizzata dal comune senso di precarietà individuale che esula dalla sola precarietà contrattuale. Alla cattiva nomea di "un mondo senza classi" con lo spettro dell'egualitarismo, potremmo sostituire "un mondo senza muri che impediscano libere opportunità e possibilità per tutti".
Il punto essenziale cui si fa riferimento è una moltitudine che prende coscienza di una contraddizione e da questa contraddizione è in grado di decostruire tutto il falso che nega la realtà delle cose. L'estensione di questo disvelamento (forse quello che Lukas intendeva il punto di vista universale) non solo può mettere in crisi tutto l'apparato che enuncia e stabilisce una realtà autoconvalidandola, ma raggiungere e sviluppare una ulteriore cosapevolezza ecologica o addirittura olistica. Una spinta all'emancipazione che parte da noi e che finisce per abbracciare ogni aspetto della realtà che ci circonda ed accoglie.
Il perché la coscienza di classe o realtà sociale che giunge alla vera coscienza di sé abbia da sempre urtato la sensibilità dell'imperialismo neoliberista, incessantemente impegnato a rimuoverla ed a corromperne il significato, sta proprio nella fondatezza delle potenzialità di un movimento che mosso dalla volontà di liberarsi dalle individuali catene (condizioni di lavoro per esempio) e riconosciuto il comune e la contraddizione, possa trasformarsi realmente in moltitudine capace di minare alle fondamenta i dogmi e le irrazionalità dell'attuale "stato stabilito delle cose".
Come affermava Giorgy Lukas," solo il proletariato può divenire cosciente delle contraddizioni della società capitalistica, perché nel proletariato questa coscienza è la condizione della sua emancipazione, desiderio dell'eliminazone di questa contraddizione e dell'intaurazione della società senza classi; mentre la borghesia, per sopravvivere, non può che mascherare la contraddizione e costruire una falsa coscienza della realtà. Nel proletariato si realizza quindi il punto di vista universale dell'uomo, cioé la realtà sociale giunge alla vera coscienza di sè".
Ora, consiredando quanto il senso comune abbia, volente o nolente, accettato i dogmi del regnante neoliberismo, sembra opportuno sostituire due termini per rendere più chiara l'importanza dell'affermazione. Al proletariato (per quanto alla definizione si associ, e più marcatamente che in passato, la quasi totalità dei salariati) sostituiremo il termine moltitudine precaria, l'insieme della forza lavoro non più identificabile in modo univoco ed omogeneo e caratterizzata dal comune senso di precarietà individuale che esula dalla sola precarietà contrattuale. Alla cattiva nomea di "un mondo senza classi" con lo spettro dell'egualitarismo, potremmo sostituire "un mondo senza muri che impediscano libere opportunità e possibilità per tutti".
Il punto essenziale cui si fa riferimento è una moltitudine che prende coscienza di una contraddizione e da questa contraddizione è in grado di decostruire tutto il falso che nega la realtà delle cose. L'estensione di questo disvelamento (forse quello che Lukas intendeva il punto di vista universale) non solo può mettere in crisi tutto l'apparato che enuncia e stabilisce una realtà autoconvalidandola, ma raggiungere e sviluppare una ulteriore cosapevolezza ecologica o addirittura olistica. Una spinta all'emancipazione che parte da noi e che finisce per abbracciare ogni aspetto della realtà che ci circonda ed accoglie.
Il perché la coscienza di classe o realtà sociale che giunge alla vera coscienza di sé abbia da sempre urtato la sensibilità dell'imperialismo neoliberista, incessantemente impegnato a rimuoverla ed a corromperne il significato, sta proprio nella fondatezza delle potenzialità di un movimento che mosso dalla volontà di liberarsi dalle individuali catene (condizioni di lavoro per esempio) e riconosciuto il comune e la contraddizione, possa trasformarsi realmente in moltitudine capace di minare alle fondamenta i dogmi e le irrazionalità dell'attuale "stato stabilito delle cose".
sabato 29 agosto 2009
Eccedenza
"Pluslavoro" è il dado manifestamente truccato, ma quando fiorisce la consapevolezza, quando il proletariato si fà cognitivo, questo pluslavoro ha difficoltà ad esser convogliato, costretto e raccolto nel profitto e finisce per rivelarsi come "eccedenza", ...eccedenza Rivoluzionaria. (T. Negri, seminario, Londra 5-2009)
domenica 16 agosto 2009
Genesi

Ho visto molte volte cospargere di cenere la testa degli uomini e sapevo che sarebbe arrivato il mio turno. Gente che produce valore saccheggiata e rapinata di questo valore, e pugnalata alle spalle. Il lavoro vivo trasformato dallo sfruttamento in lavoro morto, dalla ferocia capitalista abile solo nel trasformare la vita degli uomini nel suo capitale variabile.
La dignità, quel che resta della dignità, è brutalmente offesa dall'assassinio di tutti i principi con i quali sei cresciuto e nei quali hai sempre creduto. Con spavalda e sempre nuova arroganza hanno devitalizzato ogni rapporto umano con la potenza subliminale di arrivare là dove la disattenzione ormai congenita del popolo gli ha permesso, là dove i subdoli stolti credono di essere al di sopra del gioco e delle parti.
Ho visto molte volte cospargere di cenere la testa degli uomini, ma pochi i fortunati che ne erano consapevoli. Ed ora ecco finalmente il mio turno.
Ho atteso pazientemente la cenere sulla mia testa, perchè so che se c'è dolore vuol dire che c'è ancora dignità e se quel che resta di questa dignità viene ferita allora c'è anche la collera e so che Dio è in questa Collera e così, pazientemente, ho atteso di guardare quella cenere cadere lievemente su di me, come fosse una benedizione.
Ho atteso il momento di assaporarla perchè so che se la collera non nasce solo dall'io, ma è anche frutto dell'impersonalità, allora il suo fuoco divora e brucia la vecchia natura e Dio è in questa collera proprio perchè essa tramuta lo spirito in profondità, fino alla radice.
Ho atteso perchè sapevo che questa era la GENESI. Dietro un continium senza sosta di avidità ed arroganza, come effetto delle pressanti logiche del profitto, stanno per profilarsi individualità che grazie a quella cenere cominceranno a riconoscere ed a localizzare se stesse all'interno di un gioco di metri e misure man mano sempre meno occulto. Individualità che sapranno presto pretendere ciò che loro spetta e soprattutto pronte a saldare tutti i conti in sospeso con la storia.
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